Infortunio: favoreggiamento per chi protegge i responsabili

Commette reato di  favoreggiamento personale  il lavoratore che fornisce una testimonianza falsa  su un incidente in cantiere per  proteggere il  proprio datore di lavoro e il responsabile della sicurezza,  anche se mosso da  timore di essere licenziato . Questo l'affermazione della Corte di cassazione nella sentenza  n. 22253 2020

 Il caso riguardava  un operaio edile,   condannato in primo e secondo grado  per aver reso testimonianza reticente e false dichiarazioni  alla Polizia giudiziaria  in merito  alle modalità di un infortunio sul lavoro accaduto ad un suo collega e avvenuto in  sua presenza . 

In particolare il ricorrente  era stato prima reticente e aveva poi reso dichiarazioni potenzialmente utili a sviare le indagini che si svolgevano nei confronti del responsabile della sicurezza  per il reato previsto all ' art, 590 (lesioni personali) .  

Nel ricorso la difesa evidenziava che il lavoratore aveva  timore di ritorsioni da parte del datore di lavoro  e sottolineava anche che non erano state considerate  le dichiarazioni degli altri lavoratori  presenti sul cantiere  e anche dell'infortunato  che  avevano negato la presenza dell'imputato sul luogo del sinistro.  

La Corte di cassazione, pero non considera attendibile la tesi della difesa in quanto non risulta  supportata  da prove ed anzi contraddetta dal fatto che anche nel corso dei due giudizi il ricorrente non aveva cambiato versione, pur essendo stato nel frattempo licenziato.   Viene infatti ricordato che l'articolo 376 del Codice   penale prevede la possibilità di rettificare sempre le proprie affermazioni   purche venga offerta una dichiarazione veritiera entro la fine del dibattimento.

I giudici di Cassazione quindi  confermano la condanna  penale per favoreggiamento pur con una riduzione di pena per l'attribuzione delle attenuanti generiche.

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Sulle particolari novità connesse all'emergenza epidemiologica vedi anche  "COVID e sicurezza nelle aziende : guida operativa"