Riforma fiscale: un nuovo scaglione per l’IRPEF e abolizione dell’IRAP

Continuano i lavori sulla riforma fiscale: anche i Commercialisti, dopo il direttore dell’Agenzia delle Entrate, sono stati ascoltati dalle Commissioni Finanze di Camera e Senato, che sta lavorando alacremente sul tema.

Era il settembre 2020 quando il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, abbreviato nell’impronunciabile CNDCEC, annunciava che era allo studio una proposta di riforma fiscale, affidata ad una apposita commissione presieduta da Massimo Miani, presidente del CNDCEC, e coordinata da Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio conti pubblici italiani.

I lavori della commissione si sono concretizzati in una proposta, riassumibile in pochi punti salienti, che rappresenta una ipotesi di riforma organica del sistema fiscale da vedersi nel suo complesso, e non nei limiti delle specifiche misure previste.

L’ultima vera riforma fiscale, in relazione ai redditi delle persone fisiche, è quella che ha istituito l’IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) nel 1973; da allora, un flusso continuo di modifiche normative e un sempre maggiore utilizzo della tassazione sostitutiva, la quale agevola l’attività di riscossione, specie se utilizza il tramite del sostituto d’imposta, hanno modificato profondamente il sistema tributario senza però riorganizzarlo.

La proposta della commissione del CNDCEC punta proprio alla semplificazione del sistema fiscale, ma anche al riallineamento impositivo tra lavoratori dipendenti ed autonomi, e alla restituzione di potere d’acquisto al ceto medio.

Probabilmente l’ultimo obiettivo esulerà dalle capacità di una riforma fiscale e forse persino del legislatore nazionale, in quanto subordinato a più ampie questioni macroeconomiche, figlie della concorrenza tra stati e tra continenti; ma razionalizzazione operativa ed equità impositiva sono risultati raggiungibili, se alla base c’è una concreta volontà di realizzarle.

Le proposte dei Commercialisti sono poche, semplici e puntuali, e se ne apprezzerà la capacità di incidere sul sistema fiscale senza doverlo stravolgere, caratteristica che ne può agevolare l’accoglimento.

L’IRPEF, oggi, è divisa in cinque scaglioni, ma presenta, tra il secondo ed il terzo, un aumento dell’aliquota di undici punti percentuali rispetto alla precedente, prevedendo il 38 per cento per i redditi compresi tra i 28 e i 55 mila euro. Con l’obiettivo di rimodulare la pressione fiscale sul cosiddetto ceto medio, i Commercialisti propongono il frazionamento del terzo scaglione: una aliquota del 32 per cento per i redditi dai 28 mila ai 40 mila euro, e una aliquota del 38 per cento per i redditi dai 40 mila ai 55 mila euro. Per quanto la proposta sia condivisibile, in quanto razionalizzante, bisogna tuttavia dire che l’aspettativa di una nuova prospettiva per il ceto medio, basata su questa ipotesi, sembra non ricordare l’incidenza del carico contributivo su quelle fasce di reddito.

Il sistema fiscale attuale presenta un disallineamento di trattamento tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti, che si concretizza in differenziate fasce di non imponibilità e detrazioni; i Commercialisti auspicano il riallineamento di questo squilibrio, anche prevedendo un meccanismo di armonizzazione tra il bonus fiscale di 100 euro, riservato ai lavoratori dipendenti, ed il regime forfettario, dove, per i lavoratori autonomi, confluiscono i livelli di reddito più bassi.

Infine, per rispondere a esigenze di semplificazione, si propone l’auspicabile abolizione dell’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), imposta caratterizzata da una struttura iniqua e penalizzante, ma senza gravare sul bilancio dello Stato, sostituendola con addizionali regionali dell’IRES (Imposta sul Reddito delle Società) e dell’IRPEF sui redditi d’impresa e di lavoro autonomo.

Le proposte della commissione sono ben lontane dal rappresentare una riforma fiscale organica, rappresentando, più che altro, un affinamento dell’attuale sistema tributario, che resta invariato nella sua struttura. Ciò non toglie che siano comunque condivisibili e che, se applicate, possano portare a dei miglioramenti, pur non risolutivi, ma immediatamente percepibili, in termini di equità e semplificazione.